Università Popolare degli Studi di Milano: criminologia e scienze forensi, valore della laurea e percorsi professionali

Dalla spendibilità del titolo di laurea alle opportunità professionali nella criminologia e nelle scienze forensi: cosa significa parlare di laurea riconosciuta, quali competenze contano nel mondo del lavoro e quali percorsi possono portare alla consulenza tecnica, alle investigazioni e all'antifrode. Il punto con Massimo Blanco, direttore generale dell'Istituto di Scienze Forensi.

Quando si cerca online un corso di laurea in criminologia o in scienze forensi, alcune delle domande più frequenti sono inevitabilmente le stesse: la laurea è riconosciuta? Ha valore legale? Il titolo è spendibile professionalmente? Che lavoro si può fare dopo la laurea?

Sono interrogativi differenti, che spesso vengono sovrapposti. Il riconoscimento e la natura giuridica di un titolo, infatti, rappresentano un piano diverso rispetto alla possibilità concreta di utilizzare le competenze acquisite nel mercato del lavoro. Allo stesso modo, conseguire una laurea non significa automaticamente ottenere l'accesso a una professione regolamentata, a un albo professionale o agli elenchi dei consulenti tecnici del tribunale.

È proprio partendo da questa distinzione che diventa interessante osservare il rapporto tra Università Popolare degli Studi di Milano, formazione in criminologia e scienze forensi e possibili percorsi professionali dei laureati.

È un tema sul quale abbiamo parlato con Massimo Blanco, direttore generale dell'Istituto di Scienze Forensi.

Il tema del riconoscimento della laurea dell'Università Popolare degli Studi di Milano è stato affrontato in altre sedi e richiede, proprio per la sua natura giuridica, di distinguere con precisione tra riconoscimento accademico, valore del titolo, accesso alle professioni regolamentate e utilizzabilità professionale.

Ma esiste una seconda domanda, altrettanto importante per uno studente: che cosa posso fare concretamente con ciò che ho studiato? È qui che entra in gioco il concetto di spendibilità della laurea.

La criminologia e le scienze forensi attraversano infatti ambiti molto diversi: analisi del rischio, sicurezza pubblica e privata, investigazioni tradizionali e investigazioni scientifiche negli ambiti della giustizia, delle assicurazioni, dell’industria e dei servizi.

Non esiste quindi un'unica professione alla quale ricondurre automaticamente un percorso di studi di questo tipo.

Lo sottolinea anche Blanco, che invita innanzitutto a non confondere le professioni regolamentate da ordini o collegi con quelle disciplinate dalla normativa sulle professioni non organizzate.

Uno dei chiarimenti emersi dal confronto riguarda proprio l'uso della parola “albo”. Nel caso delle professioni non organizzate in ordini o collegi, il riferimento normativo è la Legge 14 gennaio 2013, n. 4. Per questo motivo è necessario prestare particolare attenzione alla terminologia utilizzata quando si parla di criminologi e criminalisti e non creare nel lettore l'impressione dell'esistenza di un ordine professionale analogo, per esempio, a quelli previsti per altre professioni regolamentate.

È una distinzione tutt'altro che formale.

Permette di capire perché la domanda “questa laurea consente di iscriversi all'albo dei criminologi?” rischi di partire da una premessa non corretta.

Blanco richiama invece il ruolo delle associazioni professionali previste nell'ambito delle professioni non organizzate e, in particolare, l'esperienza di ANCRIM, Associazione Nazionale Criminologi e Criminalisti (ANCRIM), la maggiore associazione professionale di categoria iscritta nell’elenco del Ministero delle Imprese e del Made in Italy.

Ed è proprio in questo contesto che emerge un elemento rilevante per gli studenti dell'Università Popolare degli Studi di Milano: secondo quanto spiegato da Blanco, ANCRIM riconosce i percorsi formativi dell'Università ai fini dei propri requisiti associativi, ai fini dei requisiti per l’iscrizione diretta nell’elenco professionale dei criminologi o dei criminalisti a seconda del corso di laurea frequentato.

Non significa che l'iscrizione a un'associazione professionale trasformi automaticamente un titolo in un'abilitazione né che consenta automaticamente l'accesso a incarichi giudiziari. Significa, invece, inserire la formazione all'interno di un percorso professionale più ampio, in quanto ANCRIM rilascia ai propri iscritti l’Attestazione di qualità e qualificazione professionale ai sensi degli articoli 4, 7 e 8 della Legge 14 gennaio 2013, n. 4.

È probabilmente questo il punto più interessante quando si parla della spendibilità professionale di una laurea in criminologia e scienze forensi.

“Ci sono laureati che si sono orientati verso il settore delle investigazioni e della vigilanza privati, degli studi peritali assicurativi, ma anche negli uffici antifrode o ispettorato di banche e aziende”, ha sottolineato Massimo Blanco. 

“Esistono poi – continua – la consulenza professionale e le consulenze di parte giudiziarie e stragiudiziali, così come percorsi successivi che possono condurre – una volta soddisfatti gli specifici requisiti previsti dalla legge – verso l'attività di consulente tecnico o perito del Tribunale.”

Blanco riferisce inoltre casi di studenti che hanno successivamente intrapreso percorsi nelle forze di polizia, dove la preparazione acquisita nell'ambito delle investigazioni e delle scienze forensi è diventata oggetto di interesse persino durante i colloqui di selezione.

Sono testimonianze professionali, non statistiche occupazionali, ma aiutano a comprendere un punto essenziale: parlare di “spendibilità” di un titolo significa guardare non soltanto alla denominazione della laurea, ma anche alle competenze effettivamente acquisite e alla loro applicazione in contesti professionali differenti.

Un capitolo particolare riguarda la possibilità di svolgere attività nell'ambito della giustizia.

Nella conversazione, Blanco richiama la riforma Cartabia e la nuova disciplina relativa all’Albo Nazionale dei consulenti tecnici d’ufficio e dei periti del Tribunale, soffermandosi in particolare sulla situazione dei professionisti appartenenti a categorie non organizzate in ordini o collegi.

Il punto è importante soprattutto per evitare un equivoco frequente: conseguire una laurea non determina automaticamente l'iscrizione come CTU o perito. Il percorso verso questi incarichi è distinto dal conseguimento del titolo universitario e richiede la verifica dei requisiti stabiliti dalla normativa e delle condizioni previste per la specifica categoria professionale.

Quando ci si domanda se l’Università Popolare degli Studi di Milano è riconosciuta e quale sia il valore o la spendibilità della laurea, è importante affiancare alla dimensione giuridica del titolo quella delle competenze e dei percorsi professionali concretamente costruibili. Un aspetto che Blanco considera centrale è proprio il rapporto tra formazione e lavoro sul campo: “Abbiamo professori che sono professionisti del settore: non sono accademici puri, ma professionisti prestati all’ambito accademico, che insegnano ogni giorno ciò che fanno”. In questa prospettiva, riconoscimento del titolo, qualità della formazione e spendibilità professionale sono aspetti collegati ma distinti: la laurea rappresenta il punto di partenza di un percorso nel quale competenze, esperienza e specializzazione contribuiscono a definire le successive opportunità professionali.

Iscriviti alla newsletter!

Inserisci la tua mail per rimanere aggiornato sulle novità e i corsi del nostro Ateneo.

oppure richiedi maggiori informazioni

📩 Scrivici a  segreteria@unimilano.net
Ti ricontatteremo entro 48 ore.